Recensioni
JUDITH VIORST, Distacchi, Sperling - Paperback, Milano 2006, pp. 432
Il tema affrontato nel libro è affascinante e al tempo stesso molto vicino all'esistenza di ciascuno di noi: le perdite necessarie della nostra vita. Passando in rassegna le varie età della vita dell'uomo e della donna, l'autrice, con molta saggezza e sensibilità ci accompagna a scoprire le ambivalenze di ognuna di esse e le difficoltà e distacchi che prima o poi sono necessari e debbono essere affrontati. Così i lutti (non solo quelli per la morte di una persona cara ma anche per il lasciare ed essere lasciati), gli abbandoni e le difficoltà ad essi connesse, universali, necessarie, inevitabili e inesorabili possono trovare un senso che è poi quello di aiutare l'individuo a crescere (ed anche ad imparare a morire).
HENRI-IRENEE MARROU, La conoscenza storica, Il Mulino, Bologna 1998, pp.302.
"Qual è la verità della storia? Quali sono i gradi e i limiti di tale verità? Quali sono le condizioni per l'opera storiografica? Qual è il corretto atteggiamento della ragione nella ricerca storica? Ponendo queste essenziali domande, Marrou vuole individuare i caratteri della ricerca storica e le regole pratiche che la devono informare: di fatto, in questo libro, egli compone una deontologia, «una sorta di trattato sulle virtù dello storico». Marrou sviluppa il suo discorso a partire dalla definizione generale di storia, per riflettere (contro la concezione «impersonale» del positivismo) sul carattere intellettuale e creativo dell'attività dello storico, sull'uso delle fonti e sul cruciale passaggio che va dall'interpretazione del documento alla comprensione del passato e che rende la storia un'operazione di concettualizzazione; infine discute in quale misura e con quali riserve si possa, nella storia, arrivare alla verità."
PETE HAMILL, Neve in agosto, Salani, Milano 2002² , pp. 302
Nella luce surreale di un mattino d'inverno, sotto una violenta bufera di neve che investe i casermoni popolari di Brooklyn, Michael Devlin, un ragazzino irlandese di undici anni, incontra per caso un rabbino di Praga, che diventa in poco tempo il suo migliore amico. In perfetto equilibrio sul filo che separa fantasia e realtà, Pete Hamill racconta la storia di una ricca e delicata amicizia, evocando con forza l'intensità delle gioie, dei dolori e dei misteri della giovinezza, e lo straordinario potere delle parole. Ma contro la pericolosa spirale di intolleranza e di violenza, che rischia di avviluppare e soffocare l'amicizia, i sogni e la vita stessa, le parole non bastano, ci vuole un miracolo: la neve d'agosto, il Grande Silenzio Bianco. Con uno stile incomparabile per la fusione di registri, espressioni e lingue diverse, Hamill compie una commossa celebrazione del potere dell'immaginazione e una denuncia delle barriere d'odio che impediscono agli uomini di conoscersi, di crescere insieme e di arricchirsi a vicenda.
GIANPAOLO PANSA, Il sangue dei vinti, Sperling & Kupfer Editori, Milano 2003 , pp. 382
Il testo di G. Pansa, Il sangue dei vinti, è a mio modo di vedere il caso editoriale del 2003 poichè rappresenta un tantativo autorevole di sollevare il velo della reticenza sulle vicende che caratterizzarono il periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale in Italia. Alcuni bollano queste operazioni con il termine di revisionismo storico. Forse è ora di domandarsi se invece la storia che abbiamo studiato noi, sia stata soggetta ad ampia revisione da parte di certa "intellighenzia" di regime che aveva fin troppo chiari i criteri per dirci chi erano i buoni e chi erano i cattivi. Pansa, onestamente, non ci sta più e cerca, a modo e da par suo, di descrivere un'altra verità non meno lucida della precedente. Giustamente nella IV di copertina del libro si legge "Dopo aver scritto molto sulla Resistenza e sui partigiani, Pansa squarcia la cortina di silenzio sull'altra faccia della guerra che divise in due l'Italia. E ci offre una nuova testimonianza della sua onestà di narratore, capace di osservare con sguardo limpido anche le vicende e le figure di un campo che non è mai stato il suo." Un libro che vale la pena, dunque di leggere, affiancandolo magari a qualche saggio sulle foibe e su quanto è avvenuto ad opera dei soldati di Tito nei confronti degli italiani che vivevano ai confini della frontiera yugoslava… Con il silenzio complice e, oggi, colpevole di qualche politico - compagno di allora.